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Quando ho sentito parlare di Roccantonio ero solo una bambina e ricordo
di averlo conosciuto quando, la manina in quella di mio padre, mi recavo
con lui alla Marinella. Fra i pescatori c'erano molti che volevano emigrare,
e mio padre - erano gli Anni Trenta - li aiutava ad espletare le complesse
modalità e a preparare le documentazioni occorrenti per l'espatrio
che, analfabeti come per lo più erano, mai da soli avrebbero potuto
affrontare.
Mio padre era capitano di lungo corso e aveva un'agenzia, ma faceva
questo lavoro con tanto affetto e generosità. Questa gente di mare
gli era grata in modo commovente: la prima "scuzzetta"1 della stagione
era immancabilmente per "don Ninuzzo". Così ricordo Roccantonio
che, anche per la sua corporatura possente, spiccava tra tutti gli altri
pescatori.
Nel mio immaginario infantile, nutrito anche dei racconti di mio padre,
Roccantonio aveva assunto il ruolo di un capo carismatico a cui tutti si
rivolgevano, che sul mare sapeva tutto e tutto poteva fare, che non si
tirava mai indietro in nessuna situazione pericolosa, che a tutto cercava
di trovare sempre una soluzione, che non si arrendeva mai.
Questa
immagine lontana, conservata dai miei ricordi d'infanzia, si è consolidata
e rafforzata dalla conoscenza della vita di Roccantonio che egli stesso
da vecchio raccontò a mio marito.
Questi ne ricavò una grande quantità di appunti particolareggiati
dai quali oggi, tanti anni dopo la morte di Roccantonio, ho potuto trarre
ispirazione per comprendere l'uomo in essi delineato.
Dal suo narrare però non sempre emerge una cronologia precisa
né una puntuale collocazione storica. Con la sua forte personalità
Roccantonio accentra in sé il racconto, cogliendo solo di tanto
in tanto ed in modo quasi sfocato gli avvenimenti della storia "ufficiale".
Non ho ritenuto perciò di dover forzare o puntualizzare in alcun
modo il suo sistema narrativo, nel quale gli avvenimenti storici assumono
rilievo solo brevemente e per quel tanto che direttamente lo riguardano.
A me inoltre è stato gradito l'impegno di rappresentare
al vivo, attraverso il suo stesso linguaggio, non dialettale ma che del
dialetto conserva intatta per lo più la sintassi e i circuiti logici,
un personaggio che, senza voler essere epico, riassume i valori positivi
e le virtù straordinarie della gente del Sud, della gente del mare,
della gente di Bagnara: la volontà di lavoro, la determinazione
e la tenacia, la capacità di inventarsi un lavoro che non c'è,
il coraggio di rischiare misurandosi giorno dopo giorno con la forza del
mare e degli eventi e infine, il coraggio ultimo delle situazioni disperate,
che è proprio dell'uomo, del vero uomo d'ogni tempo e d'ogni luogo:
quello del naufrago superstite che, aggrappato solo a un relitto nell'immensità
dell'oceano, pur contro ogni consiglio della ragione, non si lascia andare;
lotta fino all'ultimo respiro per conquistare la sua vita, per mantenere
vivo il miraggio della speranza.
Una lotta per la sopravvivenza è stata infatti la vita di Roccantonio,
come è quella di tutti i pescatori che perciò egli emblematicamente
rappresenta. I versi di Ungaretti che abbiamo scelti come riferimento ideale
dipingono a pieno, ci sembra, il suo senso del vivere: la volontà
e la capacità di ricominciare daccapo dopo la constatazione di un
fallimento, di una sconfitta, l'impegno - istinto e volontà al tempo
stesso - di continuare il viaggio.
E se in Ungaretti al naufragio (delusione, scacco) si oppone dialetticamente
l'allegria (capacità di ripresa, attaccamento alla vita) anche in
Roccantonio questa si esprime nella gioia di vivere, nell'ottimismo e nella
speranza che lo distinguono e lo sostengono lungo il cammino, nella disposizione
d'animo tutta sua che nella contrarietà gli fa dire: "Tenete fede,
il Signore domani farà un giorno più bello".
Il racconto della vita di Roccantonio perciò non vuoi essere
ozioso. E il ricordo di un uomo semplice, non istruito, ma che tutte le
sue doti umane ha messo in opera per costruire la sua esistenza nel luogo
e nel tempo dove il destino l'ha posto, senza insuperbire, senza mai perdersi
d'animo, lottando sempre perché insieme a lui la sua gente avesse
una vita più giusta e più dignitosa.
A questa gente, ai pescatori come a noi tutti, egli lascia il suo messaggio:
"Vivete da uomini, non arrendetevi!"
1 La parte più tenera del pescespada che sta sul collo, vicino
alla testa; di solito non si vende col pesce, resta al padrone della spatara